Analf@beti

 

An@lfabeti 

Un tempo c’erano gli "Analfabeti", chi sapeva leggere e scrivere si poteva contare con le dita di una mano… ora le cose stanno diversamente e gli "Analfabeti" di una volta sono diminuiti, quel che invece è molto diffuso oggi è un’altra forma di Analfabetismo, quale? Quello Informatico.

Infatti ogni anno con l’arrivo della stagione estiva, cominciano ad apparire le statistiche che illustrano il rapporto intrattenuto dagli italiani con le nuove tecnologie nei 12 mesi precedenti. Si tratta di un dato che, può essere inteso come pronostico sul futuro economico e, sopratutto, culturale, che attende il nostro paese.

Secondo Eurostat – nient’altro che l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea – noi italiani siamo destinati a un futuro incentrato sulla raccolta dei pomodori. Ancora una volta, per un lustro consecutivo, l’Italia si distingue come il fanalino di coda d’Europa in quanto a cultura informatica. Il dato è brutale e lascia spazio a poche repliche: quasi il 60% degli italiani non ha la benché minima conoscenza in materia di computer. L’aggettivo "minima" non è peraltro da intendersi in senso retorico, bensì letterale: con questo termine Eurostat descrive infatti la capacità di tenere in mano un mouse e di utilizzarlo per lanciare un programma con il classico "doppio clic". Bene (bene?), la maggioranza degli italiani non è in grado di compiere questa operazione, che definire elementare sarebbe eufemistico.

A peggiorare la situazione, perlomeno sotto il profilo psicologico, c’è il fatto che la nostra performance è in assoluto la peggiore registrata nell’Unione Europea, con eccezione della Grecia (65% di analfabetismo informatico) che da sempre – "il dio delle ipocrisie" gliene renda merito – ci evita l’ultimo posto in classifica relativa al progresso economico, sociale tecnologico.

Un aspetto particolarmente sconcertante è che, sotto il profilo della cultura informatica, la penisola Scandinava e la Danimarca sembrano il pezzetto di un’altro puzzle finito per sbaglio in quello del continente europeo. Veri e propri alieni. Più ci si avvicina a Capo Nord e più aumenta la conoscenza del Pc, fino ad assumere le dimensioni di un vero e proprio fenomeno sociale, quasi che queste competenze facessero parte del Dna di ogni persona. Svezia, Danimarca e Norvegia fanno infatti registrare quasi un "en plain": il 90% dei loro abitanti è in grado di usare un computer, un’abilità che rimane viva anche superati i 55 anni, quando 70 scandinavi su 100 dimostrano di saperci fare con mouse e tastiera.

Nel nostro Paese invece neppure i giovani, distratti forse dalle suonerie e dalle cover intercambiabili del proprio telefonino, mostrano la passione tecnologica che qualcuno si aspetterebbe da loro: il 27% dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni non sa fare un "taglie e incolla". Nel gruppo privilegiato dagli studenti però le cose cambiano e si delinea, fortunatamente, un trend positivo per cui al crescere del titolo di studio corrisponde anche un aumento proporzionale delle competenze informatiche.

Tra coloro che sono impegnati in un ciclo di studi, il 44% dimostra competenze discrete, ed è in grado di utilizzare anche un foglio di calcolo, con tanto di formule matematiche. Ma che dire di quel 20% di studenti italiani che, invece, non sa neppure dove sia l’interruttore del computer? Come è possibile che ancora oggi, a chi esce da un corso di studi istituzionale – fosse anche solo un 1% – non venga fornita la benché minima infarinatura in materia informatica?

Il desolante quadro complessivo tracciato da Eurostat ci lascia con una speranza. Che si sia avviato pur con il solito ritardo millenario, un meccanismo virtuoso che, nel giro di un paio di generazioni (eh gia!), possa rinnovare il tessuto culturale del nostro Paese, estendendo la "coperta" dell’alfabetizzazione informatica fino alla soglia della terza età.

Una magra consolazione, che resta comunque solo una speranza.

 

Fonte: Computer IdeaAutore: Andrea Maselli

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